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Mercoledì 22 Feb 2012
Aldo Cicinelli PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   

La cronologia delle opere di Anna Rita Ficara, cioè gli elementi costituenti il percorso artistico nel tempo, sono anche il suo impadronirsi delle tecniche ed il suo orientarsi verso la figura.

È, credo, la solitudine uno dei temi principali da cui scaturisce i'arte di Anna Rita Ficara. L'albero spoglio, il nudo di spalle, la panchina sul terrazzo, gli scogli nel mare, la fanciulla seduta o sdraiata, la sedia, la cassa vuota, (tutti dipinti ad olio su tela) mi sembrano prove evidenti, ancor più quando le figure sì ripetono bloccandosi entro cubi trasparenti. Ma gli ambienti ove sono le figure e le figure stesse si distendono e si allargano e poi si restringono e fuggono. I volti delle figure non si vedono ed i veri volti espressivi sono nei motivi mandamentali e direzionali dell'ambiente, che urlano, mentre le pieghe e le linee si moltiplicano, si accrescono, diventano onde liquefatte e minacciosamente gonfie, forse straripano, se le bottiglie e i limoni, le cose, stanno ferme, le figure umane stanno per essere inghiottite e fuggono. I colori si sovrappongono e si giustappongono ma difficilmente si armonizzano e complementarizzano. Piuttosto stridono e si scacciano a vicenda nei contorni. I dipinti grandi sembrano piccoli, i piccoli sembrano grandi, per quella forma di "eresia grandissima" che il Vasari aveva già evidenziato nei Pinturicchio per aver capovolto la prospettiva scientifica di Piero della Francesca rappresentando le cose piccole vicine e le cose grandi lontane. Ma le "cose" di Anna Rita non sono la realtà come era nella pittura del Rinascimento: sono la paura della realtà e la paura di perdere contatti con la realtà.

Potrebbe sembrare ovvio avvicinare l'arte pittorica di Anna Rita a quella di alcuni esponenti dell'Espressionismo europeo quali Edward Munch: solo apparentemente perché là dove le forme dell'artista mitteleuropeo sembrano sfuggire, in realtà permangono; mentre al contrario quelle di_ Anna Rita Ficara, che sembrano metafisicamente permanere, in realtà sfuggono.

Quindi non è ovvio avvicinare i dipinti di Anna Rita neanche all'atmosfera metafisica e surreale di un De Chirico o di un Savinio o di un Dalì, perché mentre il messaggio di quei Maestri è " in sé" "in essere", l'arte di Anna Rita dà messaggi "in divenire" "altro da sé", dove? Forse verso una loro prossima distruzione; o evoluzione? L'inizio di questa già c'è nelle architetture che emergono dalle nebbie.

Dott. ALDO CICINELLI

Soprintendente per il Patrimonio Storico, Artistico delle Marche Urbino

Ultimo aggiornamento Venerdì 17 Settembre 2010 10:10